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domenica 11 marzo 2012

Il Signoraggio

Il signoraggio è una truffa monetaria psicologica a cui tutti noi siamo soggetti. Questa truffa si nasconde e si potenzia dietro una cortina di silenzio e di morte e ha attraversato gli ultimi 300 anni senza lasciar trapelare nulla della propria esistenza. Si usa dire che “il più grande inganno del diavolo sia stato far credere all’umanità che lui non esiste” ed è proprio grazie a questa diabolica tecnica che il signoraggio è padrone del mondo ma in maniera trasparente per tutti noi. Non sentirai mai parlare di signoraggio in TV o sui libri, nessun cantante ci farà mai una canzone né un comico uno spettacolo. I politici non litigheranno mai per il signoraggio e non vedrai mai la Guardia di Finanza arrestare qualcuno per quest’argomento. Il signoraggio è il massimo potere del pianeta e tutti noi ne siamo schiavi. Tecnicamente il signoraggio è il lucro che si genera dal creare moneta. La legislatura internazionale prevede attualmente che siano le Banche Centrali a creare moneta, sia contante che scritturale. Un esempio chiarirà il meccanismo:
creare una moneta (sia essa di carta, in metallo o virtuale come un c/c) ha dei costi, dovuti alla materia prima, alla manodopera e ai servizi necessari di contorno, come la distribuzione, le tecniche anticontraffazione, etc.. Il costo maggiore è il materiale di cui è composta la moneta, e l’insieme di tutti i vari costi su indicati vanno a determinare il suo VALORE INTRINSECO.
La moneta però riporta sulla facciata un numero che indica un altro valore: il VALORE NOMINALE (o, per l’appunto, DI FACCIATA o anche LEGALE). I due valori (intrinseco e nominale) differiscono tra loro e la loro differenza determina quello che si chiama SIGNORAGGIO, ossia il guadagno che ha chiOvviamente chi crea moneta tende a segnare un valore nominale più alto possibile rispetto al valore intrinseco, altrimenti ci rimette (signoraggio negativo), come avviene ad esempio nel conio delle monetine da 1, 2, 5 o 10 centesimi di euro, poiché per farle occorre spendere 15 centesimi. Guarda caso il conio di monetine metalliche è riservato allo Stato e non alla BCE..
Ora vediamo ciò che avviene nella creazione della moneta-oro e della moneta-carta. Anticamente le monete metalliche erano in oro e quindi con un valore intrinseco piuttosto alto. Il “signore” che coniava queste monete imprimeva loro un valore nominale più alto per poterci guadagnare e permettersi così un “aggio” economico notevole.

Infatti questo Potente riceveva l’oro (da ricchi commercianti o direttamente da miniere) con la richiesta di convertirlo in moneta sonante e semplicemente metteva la sua effige per GARANTIRE la bontà del pezzo da lui creato (coniato). Era una sorta di garanzia e per questo aveva il suo guadagno.
In soldoni.. una moneta veniva dichiarata come contenente 10 grammi d'oro mentre in realtà ne venivano impiegati in fase di conio solo 9 grammi (con l'aggiunta di 1 grammo di metallo non nobile). La differenza tra il valore nominale dichiarato (10 grammi) e valore intrinseco effettivo (9 grammi) era il signoraggio (un grammo d’oro per moneta).
Quando all’oro si è sostituita la carta il discorso è peggiorato (per noi) e il signoraggio è arrivato a quasi il 100%.

Infatti per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano 30 centesimi di euro e consideriamo anche che tale banconota non è più legata all’oro (non ha più ‘copertura’ e non è più ‘convertibile’). Questo vuol dire che il Signore moderno, ossia chi oggi CREA moneta (ad esempio la BCE in Europa o la Federal Reserve negli USA) ha un potere enorme. Infatti questi organi privati (tutte le Banche Centrali sono private) possono ricattare o comunque influenzare intere Nazioni.
Basti pensare che la Banca Mondiale (di proprietà della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra, a loro volta tutt’e due private e padrone anche del Fondo Monetario Internazionale) nega prestiti a quei Paesi che NON ACCETTANO di privatizzare il settore dell’acqua potabile! E questo è solo un esempio.

Chi ha ben capito il meccanismo del signoraggio ora avrà anche compreso che ELIMINARE la banconota è un’azione PEGGIORATIVA in quanto sparisce, per le Signore Banche, il ‘costo’ e aumenta al 100% il signoraggio sulla moneta elettronica. Inoltre la moneta è sottoposta ad un interesse (ad. es. 3%) che fa lievitare il debito dei Cittadini di un Paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa! In pratica una moneta (banconota) da 100 euro costa al cittadino 103 euro e al Banchiere solo 30 centesimi. Questo è il signoraggio.
Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato, finalmente Sovrano, emettesse moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche (naturalmente quelle con valore nominale maggiore del valore intrinseco, ad esempio i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). I più smaliziati avranno capito ora la presa in giro del defunto governatore DUISENBERG nei confronti di TREMONTI quando quest'ultimo chiedeva di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore e l'ex governatore (morto in circostanze misteriose) rispose dicendo: "Ma il sig. Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio sulla massa di denaro sostituita?".
Dal momento che la banconota non ha un corrispettivo in oro (le banconote sono convertibili in dollari USA ma dal 1971 il Dollaro USA non è più convertibile in oro) non c’è ragione che ad emetterla sia una entità privata né tanto meno che questa entità abbia un monopolio su tale emissione. Inoltre le spese per servire questo prestito (interesse) sarebbero evitate e lo Stato, ovvero tutti noi, avrebbe la REALE autonomia di gestione del Paese.
Chi teme che lo Stato possa in qualche modo iniziare a stampare moneta fuori misura e fuori controllo è una persona che non ha fiducia nello Stato.
Sappiamo bene che i politici nostrani sono collusi con ogni interesse immaginabile (banche, petrolio, armi, droga, prostituzione ecc..) ma la domanda che dobbiamo porci è molto semplice:

Perché un politico dovrebbe RIFIUTARE la responsabilità di creare denaro per il popolo?

Se egli è onesto non ci dovrebbero essere problemi poiché opererà secondo ETICA e REGOLE corrette e democratiche. Solo un politico disonesto, con un ultimo barlume di sincerità dirà: “No, guarda.. non darmi questa stampante in mano perché mi conosco e mi stamperei montagne di soldi per me e i miei amichetti!”.
Fortunatamente in questo caso la soluzione è semplice: si ringrazia e si manda a casa l’individuo prima che possa fare, per sua stessa ammissione, dei danni terribili.
L’ultimo caso è che il politico sia effettivamente disonesto..
Ma se è disonesto perché dovrebbe rifiutare una così ghiotta occasione?
Non per remore morali in quanto abbiamo detto che è già disonesto.
Se non lo fosse (disonesto) accetterebbe subito la stampante e si comporterebbe come i tanto decantati Governatori di una qualsiasi e privatissima Banca Centrale, ai quali è riconosciuta stima e saggezza fuori dall’ordinario e notoriamente operano secondo il bene della Comunità.
Einaudi ebbe a dire:”Alla scarsità dell’oro si è sostituita la saggezza del governatore [della Banca Centrale, n.d.A.]” (sic!). 
Ma allora un ladro perché non ruba? Forse perché c’è un pezzo grosso molto più potente di lui? Forse c’è un’entità che NON VUOLE dargli la stampante e far si che si crei denaro per il popolo (pur con il rischio di ruberie politiche)? E questa entità superiore è onesta? Se così fosse DOVREMMO IMMEDIATAMENTE cedergli ogni potere, poiché saprebbe ben governarci, di sicuro meglio del politico di cui sopra, o no? E se fosse invece disonesta perché ha in mano la stampante e affama il popolo facendolo vivere in un regime di anemia finanziaria? E questa entità superiore disonesta tanto, anzi più, del politico chi è se non Il Grasso Bankiere©?
E’ evidente che il politico NON VUOLE E NON PUO’ prendere la stampante in nome del popolo perché i banchieri privati internazionali NON LO PERMETTERANNO MAI.
Eleggiamo persone che sono sponsorizzate dai banchieri e che quindi non opereranno mai in un’ottica popolare ma sempre a vantaggio dei loro VERI DATORI di lavoro.
E’ pur vero che solo POLITICAMENTE si potranno invertire le cose ma per far ciò occorre la CONSAPEVOLEZZA di una grande fetta della popolazione, che sia informata, cosciente e motivata ad operare un RADICALE CAMBIAMENTO NELLA SCENA POLITICA.
A tal fine questo articolo deve essere divulgato presso il Popolo tutto, assieme ad altri scritti, libri, manifestazioni e dibattiti pubblici che spieghino quale sia LO VERO MALE DELLO MONNO e le soluzioni terribili e dolorose che si dovranno presto adottare per non cadere nel baratro.
In un prossimo articolo approfondiremo aspetti importanti della questione e chiuderemo in un terzo articolo parlando di Riserva Frazionaria, altra truffa questa, vera responsabile dell’Inflazione e del potere delle Banche Commerciali che creano denaro dal nulla tramite i Conti Correnti che ci obbligano oggi ad avere.

di Sandro Pascucci - www.signoraggio.com

martedì 6 marzo 2012

A Margaret Thatcher la TAV o TAC che si voglia non sarebbe piaciuta pernulla !


Dopo il tunnel (virtuale) tra il Gran Sasso e il CERN di Ginevra, trafficato da una miriade di neutrini, un altro tunnel è ritornato al centro dell’interesse dell’opinione pubblica, quello della TAV Torino-Lione, contestato con metodi ragionevoli dagli abitanti della Val di Susa ma anche da frange estremiste la cui protesta spesso non disdegna dallo sfociare in atti violenti o comunque inaccettabili quali blocchi stradali e ferroviari. Di fronte a progetti come questo non dovrebbe essere tuttavia difficile conseguire il consenso di gran parte dell’opinione pubblica nazionale: basta dimostrare che il gioco vale la candela, nel caso specifico che i treni futuri valgono la costruzione dei nuovi binari e che in conseguenza i nuovi binari varranno di più dei soldi necessari a costruirli.


Se si prova e si riesce a farlo, convincendo la collettività dei taxpayers, diventa molto più facile convincere anche le collettività locali i cui territori dovranno ospitare le nuove opere e sostenerne le esternalità negative ambientali senza spesso trarne vantaggi. Bisognerebbe quindi produrre dapprima solide stime sui vantaggi economici (da economista liberale preferisco in realtà chiamarli ricavi) e sui costi di ogni progetto, avendo l’avvertenza di farli produrre o almeno valutare da organismi indipendenti, che non traggano vantaggio dalla realizzazione dei medesimi.

Questo è il difetto principale del percorso decisionale delle grandi opere in Italia: chi ne trae vantaggio in genere non ne sopporta alcun onere o rischio mentre chi ne sopporta gli oneri in genere non ne trae alcun vantaggio. Inevitabile che i primi siano radicalmente d’accordo e i secondi radicalmente contrari e che il dibattito tra gli uni e gli altri sia un dialogo tra sordi. E anche inevitabile che quando prevalgono i primi si facciano opere inutili, o utili ma a costi esorbitanti, facendo giocare molto poco il taxpayer e addebitandogli molte candele. Oppure, quando prevalgono i secondi, che non si riescano a fare opere caratterizzate da vantaggi che eccedono nettamente i costi. Veniamo al caso specifico della TAV: i valsusini ci perdono solamente dato che l’opera verrà fatta sul loro territorio ma non lo servirà, favorendo (forse) il trasporto passeggeri e merci ma solo su distanze molto più lunghe; i diversi livelli di governo del Piemonte (città e provincia di Torino, regione) ci guadagnano solamente dato che la nuova opera accresce la loro dotazione infrastrutturale senza che essi debbano spendere un soldo; le imprese costruttrici e le banche finanziatrici ci guadagneranno con certezza, non sostenendo alcun rischio (interamente a carico dello stato come committente dell’opera e garante dei finanziamenti); lo stesso si verifica per FS, braccio operativo dello stato per la realizzazione dell’opera: se i costi sforeranno lo stato trasferirà le risorse aggiuntive necessarie mentre se la nuova linea non avrà traffico il bilancio di FS non ne risentirà; il contribuente italiano perde invece con certezza dato che contribuirà agli oneri senza usare l’opera (tranne forse i pochissimi connazionali che usano il TGV anziché l’aereo per andare a Parigi). Impossibile che da schemi di ripartizione vantaggi-svantaggi di questo tipo vengano fuori opere pubbliche dotate di senso economico.

Le riflessioni precedenti sembrano dar ragione alla posizione tenuta da Margaret Thatcher in relazione al progetto del tunnel sotto la Manica, quando resistette alla pressioni di Francois Mitterand per finanziare l’opera con soldi dei contribuenti di ambo gli stati. Diede il via libera, si, ma senza un penny di soldi pubblici (‘not a public penny’), preservando in tal modo i suoi contribuenti da un pessimo affare (al contrario degli 800 mila piccoli azionisti privati, soprattutto francesi, che sottoscrissero le azioni e si ritrovarono dopo pochi anni con quasi nulla):

La plus grande victoire de Thatcher est surtout d’avoir imposé à un Président français socialiste un financement 100% privé. Un choix irrévocable qui, pour la Dame de fer, doit démontrer la supériorité du libéralisme (Marc Fressoz, Le scandal Eurotunnel, Flammarion enquête,2006) .

Da questa posizione storica si può ricavare una sorta di ‘teorema Thatcher’ sulle grandi opere:

Una grande opera dovrebbe essere sostenuta da una grande domanda dei suoi potenziali utilizzatori.
Una grande opera senza grande domanda è un grande spreco e nessun privato sarà mai disponibile ad assumerne gli oneri di realizzazione e sfruttamento economico.
Una grande opera con grande domanda è ripagabile con i futuri proventi da pedaggi e può quindi essere realizzata e gestita in project financing da operatori privati in concessione, senza necessità di assunzioni di rischi ed oneri in capo al settore pubblico.
Questi sono gli insegnamenti principali della posizione della Thatcher in relazione al Channel Tunnel che non solo non sono stati colti ma neppure meditati nell’esperienza italiana delle grandi opere. E’ evidente che la Tav Torino-Lione non supera il Thatcher test e che nessun privato si accollerebbe mai il rischio di costruzione ed esercizio dell’infrastruttura senza garanzie e contributi pubblici rilevanti. Appurato questo bisogna tuttavia considerare che i contribuenti italiani non sono (purtroppo) se non in quantità molto ridotta thatcheriani convinti e possono quindi essere persuasi a contribuire a una grande opera. Bisogna tuttavia che essa sia giustificata dai numeri, non dalle opinioni, e i numeri debbono essere oggettivi, neutrali e certificati e non opinioni travestite. Sinora, tuttavia, numeri oggettivi, certificati e non di parte non se ne sono visti.

Diversi dubbi economici affliggono in realtà il progetto TAV. La nuova linea prevista migliorerebbe infatti l’offerta sia per quanto riguarda la qualità dei collegamenti (tempi di percorrenza) sia la quantità (crescita della capacità). Tuttavia la crescita della capacità si giustifica se una domanda crescente nel tempo rischia di saturare la capacità esistente, ma non è questo il caso della linea esistente la cui domanda è declinante da diversi anni e la sua capacità un multiplo della domanda attuale con una domanda molto più forte nei valichi svizzeri. Quanto alla qualità è evidente che la riduzione dei tempi di percorrenza garantita da linee ad alta velocità interessa il trasporto passeggeri ma non quello merci. E il trasporto internazionale passeggeri su questa linea è ridotto: nel 2000 vi erano quattro treni al giorno in entrambe le direzioni, due TGV Milano-Lione-Parigi e due EC Milano-Lione. Oggi vi sono solo tre TGV quotidiani da 360 posti sul percorso Milano-Lione-Parigi, offerti dalla sola SNCF (anche se in crescita rispetto ai due dell’orario 2011).

Tuttavia questi treni non usano la tratta italiana ad alta velocità disponibile tra Torino e Milano ma la vecchia linea normale, impiegando un’ora e mezza tra le due città a fronte dei 54 minuti dei treni Frecciarossa di Trenitalia. Ma le linee AV non dovrebbero servire per la circolazione dei treni AV? E se i treni AV attuali tra Milano e Parigi non usano i quasi 150 km di linea AV esistente tra Milano e Torino, costati 8 miliardi di euro, perché mai avrebbero bisogno di altri 60 km di linea AV sotto le Alpi, il cui costo è ragionevolmente stimabile in almeno altri 8 o 10 miliardi di euro?

domenica 4 marzo 2012

L'inaffidabilità delle agenzie di Rating

Nelle nostre conversazioni usiamo spesso l'espressione eterogenesi dei fini. Il significato di questa espressione è semplice: un costrutto umano, istituzione, associazione, ecc., nato per perseguire determinati fini, strada facendo ne persegue altri. Gli esempi in proposito sono moltissimi, ciascuno di noi potrebbe ricordarne a iosa. Si potrebbe dire che l'eterogenesi dei fini è talmente diffusa da essere non una patologia della società, ma un aspetto della sua fisiologica vita.

A questo penso quando leggo o ascolto le notizie sulle agenzie di rating e sui commenti che la loro azione provoca. Perché? Perché esse, alla loro nascita, che può collocarsi agli inizi del Novecento negli Stati Uniti, erano state concepite da dei veri e propri innovatori del sistema capitalistico, innovatori che erano anche dei moralisti. Non a caso nascono dopo la grande tempesta della speculazione finanziaria di fine Ottocento e dei primi del Novecento scatenata dai cosiddetti Robbers Barons contro i quali la magistrale penna di Thorstein Veblen scrisse pagine esemplari in The Theory of the Leisure Class.

Di che cosa si trattava? Si trattava di trovare un mezzo grazie a cui non si potessero più venderelemmons, ossia detto in parole povere "sole", a investitori malcapitati e sprovveduti. Le società che vendevano azioni erano sottoposte a un rating, cioè a una valutazione classificatoria che ne misurava il grado di affidabilità nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Naturalmente tutto quello che nasce nel sistema capitalistico diventa merce e quindi via via i fondatori delle agenzie di rating, che son più o meno quelle di oggi, non solo si facevano pagare in modo continuativo dalle aziende che valutavano, ma via via che gli affari crescevano, con l'ampliarsi della borsa, inclusero nel loro capitale sociale nuovi azionisti, che spesso coincidevano e coincidono con alcune delle istituzioni che esse, un tempo, valutavano a pagamento.

Ma un'altra forza del capitalismo è anche quella di trovare una giustificazione razionale ai conflitti di interesse possibili. Questa giustificazione razionale risiede nella parabola che gli economisti liberisti spesso ripetono: se un'organizzazione che agisce sul mercato non funziona, il mercato, che è sempre razionale, ne decreterà la morte. Quindi se le agenzie di rating sono sopravvissute, che so alla delegittimazione che ebbero, per esempio, con la crisi del '29, quando un sacco di triple A crollarono rovinosamente, oppure al crollo più recente della Lehman Brothers, valutata come si fa con le stelle del firmamento, se esse non sono state eliminate dal mercato, la ragione di ciò risiede nel fatto molto semplice che sono esse stesse a fare il mercato, con una tale forza e capacità egemonica che sopravvivono a ogni forma di smentita che dallo stesso mercato (sic!) promana. Perché questo è il nodo vero: certo, il conflitto di interesse esiste, perché chi le possiede, le agenzie, può manipolare i titoli come meglio crede, ma dire ciò mi si perdoni, è cadere in una banalità.



La verità è che, per coloro che operano e credono nei cosiddetti mercati, è necessario (pena il suicidio morale) dimenticare i fallimenti delle agenzie di rating e questo perché il nuovo mercato finanziario, ormai la recente crisi lo ha dimostrato, è l'unica forma di mercato dispiegato che, per coloro che credono nella sua perfezione, non sopporta di essere messo in discussione. Infatti, questa nuova forma di mercato per continuare a esistere non ha bisogno di comportamenti virtuosi e tanto meno di morali di sostegno. Il mercato, che abbiamo in mente, che aveva bisogno di tutto ciò, era quello precedente la deregulation reaganiana, prima dell'avvento dell'Itc grazie a cui schiacciando un bottone e applicando una formula matematica compro e vendo migliaia di titoli per bilioni di dollari. Questo mercato è la quintessenza della reificazione e del rischio permanente e non ha nulla a che vedere con la struttura industriale, concreta, in carne e ossa, della società capitalistica e di ciò che rimane del mercato industriale.

Le agenzie di rating sono sopravvissute a tutti i loro smacchi, a tutte le loro failures, perché di esse vi è bisogno: sono la foglia di fico, sono come la parabola di Menenio Agrippa che giustifica lo sfruttamento di una classe sull'altra, sono come la corporate social responsability, in cui a parole primeggiavano i capi malfattori di Enron. A conferma della mia tesi cito il fatto che si è cominciato a lamentarsi delle agenzie di rating solo quando queste hanno investito i titoli del cosiddetto debito sovrano, cioè si sono mosse all'attacco degli stessi stati, fenomeno che si è accentuato quando l'indipendenza delle banche centrali dalla politica ha enormemente favorito la speculazione e la manipolazione bancaria. Ma anche qui si è proceduto per gradi. Finché gli stati erano la Thailandia o quelli dell'America del Sud, si poteva transigere. Quando invece le agenzie, spesso fortemente legate a segmenti dei partiti politici nordamericani, hanno cominciato ad attaccare gli stessi Stati Uniti e gli stati della zona Euro, valutandone, come del resto facevano già da anni, l'affidabilità finanziaria, l'allarme rosso è suonato. Un po' tardi, tuttavia.

Nel mentre, fatto inusitato, una grande parte degli investitori istituzionali ha iniziato a dubitare della stessa affidabilità delle agenzie di rating. Non si capisce ancora bene per quale ragione. Si potrà emettere un verdetto solo tra qualche tempo. Per ora basta dire che forse l'oligopolio delle agenzie si è esposto troppo e ha sottovalutato il ruolo che gli stati ancora svolgono nell'economia, tramite la tassazione e tutto ciò che cade sotto i poteri del legislativo. Le agenzie di rating dovrebbero spendere un sacco di soldi per sviluppare una così fitta rete di lobby, come del resto già fanno, che possa renderle immuni definitivamente e in ogni parte del globo, dalle rappresaglie che le classi politiche universali possono scatenare contro di loro. Ma a questo punto i costi supererebbero i favolosi guadagni che esse conseguono con le loro spericolate speculazioni.

Giulio Sapelli



lunedì 27 febbraio 2012

Ferretti-Lo Schiavo migliore scenografia





Per quanto non riguardi finanza o politica ma per dovere e piacere di cronaca da amico e Italiano.




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(ANSA) - MACERATA, 27 FEB - Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo hanno vinto l'Oscar per la migliore scenografia per il film 'Hugo Cabret' di Martin Scorsese. Per lo scenografo maceratese e la moglie si tratta della terza statuetta vinta nel corso della carriera: ''Sono felicissimo, anche perche' oggi e' il mio compleanno'' ha commentato Ferretti. ''Questo e' per Martin e per l'Italia'' ha detto invece Lo Schiavo ringraziando l'Academy. La coppia ha conquistato altri due Oscar nel 2004 per 'The Aviator' e nel 2007 per il film 'Sweeney Todd'. (ANSA).

Auguri Dante !

mercoledì 8 febbraio 2012

MONTI VERSA 2,5 MILIARDI NELLE CASSE DELLA MORGAN STANLEY NEL SILENZIO PIU ASSOLUTO

Nel silenzio piu assoluto, il governo Monti nel giorno dell'Epifania ha deciso di fare un regalo alla Morgan Stanley: 2 miliardi e 567 milioni di euro sono stati dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca di New York. Il tutto è avvenuto il 3 gennaio scorso, un mese fa, all'insaputa degli organi di informazione italiani, così attenti ai bunga bunga o ai party del premier uscente ma evidentemente poco propensi a occuparsi dell'attuale governo in carica.


Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley ad aver comunicato che l'esposizione verso l'Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari: una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi di euro, circa il 10% della manovra "salva-Italia" varata dall'esecutivo Monti.

La somma è stata utilizzata in modo del tutto legittimo per estinguere un'operazione in derivati finanziari, anche se non è chiara la ragione per cui la Morgan Stanley abbia richiesto la "chiusura della posizione", opzione prevista dopo un certo numero di anni da quasi tutti i contratti sui derivati ma raramente applicata: il motivo più verosimile potrebbe essere il declassamento deciso dall'agenzia di rating Standard & Poor's

Ma finché nessuna delle due parti fornirà spiegazioni, si potrà rimanere solo nell'ambito delle ipotesi.

La banca Yankee si è limitata ad annunciare trionfalmente il recupero della somma, il governo italiano non ha fornito alcuna spiegazione e i media non hanno indagato né chiesto di dar conto ad un operazione che data l'ingente somma in ballo e il momento che ne fa da cornice, visti i sacrifici fatti da milioni di Italiani per risollevare il paese da una crisi gravissima causata dal debito sovrano, una parola sarebbe stata doverosa , una parola sul perché in Italia come in nessun altro paese del mediterrano forse non in tutta Europa ci sia una tale esposizione in derivati, a quale scopo con quali obbiettivi con che mezzi e con che tipo di gestione delle operazioni da parte del Tesoro, né sul motivo per il quale tra tanti creditori si sia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.

Ovviamente il Governo non è tenuto a spiegare perché abbia optato per il silenzio e la segretezza assoluta anziché ammettere che, mentre venivano stangati i pensionati e non solo, lo Stato provvedeva a rimborsare 2 miliardi e mezzo alla investment bank.

Non è per polemica ma per dire che nel momento in cui lo Stato non ha piu la capacita di autofinanziare il suo debito e ricorre a chiedere l'elemosina al proprio popolo votante, i contribuenti acquisiscono il diritto di sapere il perche di gestioni senza logica del patrimonio pubblico dei propri soldi.

Ovviamente non sarebbe stato il massimo dal punto di vista dell'immagine e della popolarità, ma in fondo è stato lo stesso "Full Monti", ribattezzato così proprio dalla Morgan Stanley al momento della sua nomina a premier, a dichiarare di non dover soddisfare alcun elettore, in quanto non eletto. E allore perché tace? Ha paura dell'impopolarità? Evidentemente vi e una sorta di contagio politico dove il potere offusca la ratio.

E ancora piu importante dov'é il vero organo garante , che dovrebbe far venire fuori la veita ? Dove sono i giornalisti che ponevano le dieci domande a Berlusconi o pubblicavano le intercettazioni telefoniche? Esiste ancora qualcuno interessato ad indagare sull'operato del governo?

Diamo un merito all'Espresso, l'unico organo di informazione italiano a parlarne: un articolo a firma di Orazio Carabini esprime pure un certo disappunto per il fatto che né Morgan Stanley né il Tesoro abbiano voluto fornire spiegazioni al settimanale.

(estratto da:lindipendenza.com)

La pericolosita degli strumenti derivati e direttamente proporzionale all'idiozia delle persone che ne fanno uso…Mi piacerebbe sapere chi e quando ha avuto la bella pensata mettere in piedi questa, e magari altre operazioni che i pensionati sono stati chiamati a rimborsare! Come operazioni finanziarie di Comuni Italiani compiute sotto l'opera di piazzisti ma con la controparte di politici incapaci di comprendere la pericolosita di tali strumenti…finendo solo con aumentare l'indebitamento comunale a livelli critici!

Ricordando che è di recente introduzione in Argentina l'equiparazione a crimini umanitari azioni di finanza scellerata come queste di cui sopra!!!