Tra contatti riservati e pressioni che rimbalzano tra le due sponde dell'Atlantico, prende forma il piano per la crescita che il 28 giugno Mario Monti porterà al Consiglio europeo di Bruxelles. Il premier prende la rincorsa lunga, insieme al ministro Enzo Moavero inizia a sondare i partner già adesso sperando di arrivare al vertice con il maggior consenso possibile. E un ruolo lo svolgerà anche il presidente Usa Obama. Ma intanto preoccupano i conti pubblici: vanno tenuti a bada perché la recessione morde, rischiando di allontanare quell'azzeramento del deficit nel 2013 vitale per mantenere credibilità in Europa e di fronte ai mercati internazionali.
Il piano italiano per riportare il Continente a crescere - e ad uscire dalla letale recessione - è un mix tra misure liberali e keynesiane. Da un lato Palazzo Chigi pressa Bruxelles perché al summit di giugno porti quei testi - chiesti da Roma e in buona parte abbracciati dai partner europei - che obbligheranno le Capitali a fare le liberalizzazioni e ad aprire i loro mercati per far assomigliare l'Ue agli Usa, dove gli investimenti (e il lavoro) tra uno Stato e l'altro non hanno barriere favorendo la crescita. Dall'altro l'Italia ha portato dalla sua Francia e Germania perché il bilancio Ue 2014-2020 - una torta da 430 miliardi - venga usato tutto per la crescita e non a pioggia, come accade oggi. E poi le due carte vitali, almeno per l'Italia: lo scomputo da deficit e debito della spesa pubblica che produce crescita (Golden Rule) e il permesso di saldare i debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese (per l'Italia 70 miliardi che stanno ammazzando l'economia) anche in questo caso senza conteggiarli nei parametri di Maastricht. Una moratoria sul deficit, quest'ultima, valida almeno fino all'entrata in vigore del Fiscal compact, il patto sul rigore che le Capitali ratificheranno nei prossimi mesi.
Un pacchetto sul quale Monti ha già sondato Barroso, presidente della Commissione Ue, ma soprattutto la Merkel e Cameron. "Quello di alleggerire i bilanci dai debiti verso le imprese è un modo per rilanciare l'economia e rendere più sostenibile il Fiscal compact", è il ragionamento che Monti fa alle altre cancellerie. Dalle quali, Bundesamt compreso, avrebbe fin qui ricevuto aperture. Così come favorevole sarebbe il quasi presidente francese Hollande. Il calcolo di Palazzo Chigi è dunque che misure fino a poco tempo fa "blasfeme" per i rigoristi del Nord ora potrebbero passare. Tutti si sono resi conto che serve crescita e da domenica sera in Francia potrebbe arrivare Hollande, il cui "Memorandum" europeo per ora riservato (lo presenterà alla Merkel già lunedì a Berlino) darà spinta politica al disegno italiano. Monti nel mirino mette anche gli Eurobond, ma non ora: la battaglia si giocherà in autunno quando la Merkel potrebbe essere pronta a mollare anche su questo versante. Intanto un aiuto sta arrivando dai socialisti tedeschi (Spd), che minacciano la Cancelliera di non darle i voti per ratificare il Fiscalpakt (la firma congiunta del patto in Italia e Germania del 25 giugno potrebbe slittare tra luglio e settembre) se non assicurerà l'ok a misure per il rilancio dell'economia.
Il "piano Monti" potrebbe però dare ai mercati la pericolosa impressione che l'Europa voglia di nuovo indebitarsi. Un autogol - specie per il professore, per il quale il rigore resta necessario - che il premier cerca di evitare rivolgendosi riservatamente a Washington. In questi giorni i rapporti con Obama sembrano essere ancora più forti (in arrivo l'annuncio di una iniziativa diplomatica entro il G20 dei metà mese), con Monti che mira a ottenere dal presidente Usa quella copertura politica al piano capace di rilassare gli investitori globali. Intanto le trame europee del governo si accavallano con la gestione dei conti, sempre più preoccupanti per Monti. A pesare c'è la recessione. La caduta del Pil stimata in dicembre dal Salva-Italia era dello 0,4%. Nei giorni scorsi con il Def si è scesi all'1,2%, ma per il governo il deficit è salito solo dall'1,6 all'1,7%, mentre l'Fmi parla del 2,4%: all'appello mancherebbe almeno mezzo punto di Pil, circa 8 miliardi. Ci sono poi le "spese non rinviabili": missioni internazionali, 5 per mille e autotrasporto. Altri 6-7 miliardi. In più non è detto che il Salva-Italia riesca a raccogliere tutti i 21 miliardi previsti. Se per ora all'orizzonte non c'è nessuna manovra correttiva, quel che esiste è un timore sui conti che può essere valutato tra i 10 e i 20 miliardi. Per questo i tecnici del governo stanno alzando le dighe: ci sono le risorse che arriveranno dalla lotta all'evasione - 12 miliardi nel 2011 e forse di più nel 2012 - per ora non impegnate ma che di certo aiuteranno. Mentre la cartuccia della spesa per interessi, prudentemente posizionata a dicembre su uno spread a 500, potrà essere usata solo in presenza di una forte riduzione del tasso di interesse, ma oggi siamo sempre tra 350 e 400 punti. C'è infine la spending review: 4,2 miliardi da reperire in sette mesi che, con tutta probabilità, serviranno a salvare il Natale - e con esso il Pil - degli italiani. Nei piani di Palazzo Chigi andranno usati per evitare l'aumento dell'Iva previsto per ottobre, rinviandolo almeno fino a gennaio.
source
A STARTING WINDOW TO THE FINANCIAL WORLD
- 24ore
- Bcaresearch
- Bespokeinvest
- Bloomberg
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lunedì 7 maggio 2012
giovedì 22 marzo 2012
Lettera aperta al Presidente Monti
Egregio Presidente Monti,prima di iniziare questa breve riflessione vorrei, preliminarmente, rappresentarLe tutto il mio apprezzamento per il coraggio(?????????????) da Lei espresso nel farsi carico delle grandi responsabilità derivanti dal Suo ruolo che, come dovrebbe essere a tutti noto, è reso ancor più difficile dalla precarietà in cui versa lo Stato Italiano dopo decenni di vero abbandono, da parte di quei politicanti che hanno contribuito alla rapina collettiva, perpetrata a danno del futuro degli italiani.
Benché io comprenda, in toto, tutte le difficoltà che sta riscontrando nel condurre la Sua missione, non posso in alcun modo esimermi dal rappresentarLe tutto il mio stupore per alcuni Suoi provvedimenti, dei quali, pur pensando e ripensando, a dire il vero, mi sfugge la coerenza con taluni principi cardine, ispiratori della Sua azione di Governo: rigore, crescita, equità.
Certo che la situazione che si è trovato davanti, al suo ingresso a palazzo Chigi, non lasciava altra strada (????????????????)se non quella di imprimere, o per meglio dire imporre, soluzioni di rigore. Ciò anche al fine - immagino - di segnare una netta discontinuità con il Governo passato. Questo è già sicuramente visibile. E altrettanto percepibile sarà nelle tasche degli italiani, già da questo anno e negli successivi, quando avranno effetto, in maniera simultanea, sia le manovre estive precedenti, che la Sua, varata lo scorso dicembre. Ma a sollevarLa dalla responsabilità del feroce perseguimento di politiche di rigore è intervenuto, ad aiutarLa, anche il (l'inutile) Fiscal Compact, a mio avviso, non del tutto strumentale alla soluzione della crisi del debito, tenuto conto che, il patto, si basa sui principi postulati dall'ortodossia tedesca, per nulla importabili e applicabili dai Paesi che, per sua natura, peculiarità e caratteristiche, non godono di un tessuto economico e sociale come quello germanico, idoneo ad assorbire il rigore imposto del patto, anche nei periodi di bassa crescita, o peggio, di contrazione economica prolungata, come nel caso attuale.
Il caso Grecia, in tal senso, fa scuola. Analogo discorso può osservarsi anche per quel che concerne la costituzionalizzazione del principio del pareggio di bilancio postulata dal Suo predecessore al Ministero dell'economia ed ora, non per nulla, chiamato il Timoniere del Titanic. Al riguardo, ritengo che il c.d. principio del pareggio di bilancio, sia già scritto nello spirito delle norme costituzionali, ed insito, naturalmente, nella diligenza e nella responsabilità di ogni governante poiché, a parer mio, questo obiettivo, dovrebbe essere conseguenza naturale di ogni buona azione di governo. Ma anche questo aspetto, è sicuramente indice del livello della nostra classe dirigente che, ammesso che ci si riesca, ha bisogno di norme di rango costituzionale per "incarnargli " quei principi naturali di buon governo che dovrebbero geneticamente appartenere ad ogni buon governante. Ma ritornando al nostro discorso, sicuramente la rigidità e l'ampiezza delle Sua manovra che, come da Lei anticipato, imporrà agli italiani grandi sacrifici, unita al suo spessore politico, professionale ed umano, Le (ci) ha consentito di sedere con più peso e con maggior credibilità nelle tavole rotonde europee, dove si consumano, con inaudita frequenza ed altrettanta inutilità, inconcludenti summit che, come si è visto, sono finiti per determinare il fallimento delle Grecia.
Lei sa benissimo che questa credibilità, solo apparentemente riconquistata, è pronta a vacillare alla prossima tornata di boa, quando qualcuno si accorgerà che nulla è stato fatto di credibile e risolutorio per arginare la crisi del debito. Ritornando al Suo rigore, è proprio su questo che vorrei soffermarmi e chiederLe se magari non fosse stato il caso di andarci un pò più cauti nell'usare la leva impositiva per far quadrare i conti, tenuto in debito conto, il grande sacrificio già richiesto precedentemente agli italiani. Come Lei sicuramente saprà, dall'alto della Sua carriera accademica e della Sua ineffabile carriera professionale e come peraltro il caso Grecia (ma non solo) ci ha insegnato, continue politiche di austerità non fanno altro che comprimere il reddito spendibile di famiglie ed imprese, determinando continue contrazioni dei consumi e quindi cadute del PIL, riproponendo così la necessità di varare nuove manovre rischiando di favorire un circolo vizioso, che contrasta con il circolo virtuoso di cui l'economia italiana ha bisogno imprescindibile.
Non solo. Viste le costanti rivisitazioni al ribasso della congiuntura economica a cui siamo stati abituati e considerata l'impossibilità cronica di esprimere valori di crescita del PIL in sintonia con l'ampiezza del nostro debito, occorrerebbe farsi un bel bagno di ottimismo per sostenere che non sarà necessario approntare nuove manovre. Il tutto, ovviamente, considerando anche il deteriorarsi del quadro economico internazionale che non appare dei più confortanti. Accertata comunque l'impossibilità dei agire sulla spesa pubblica improduttiva,(?????????) poiché avrebbe presupposto dei tempi non conciliabili con la gravità della situazione che Lei si è trovato a governare, mi chiedo se non fosse stato davvero più equo ed economicamente utile, ipotizzare l'applicazione di una imposta patrimoniale sui grandi patrimoni, al fine di abbattere di qualche centinaio di miliardi di euro lo stock del debito pubblico, o magari usare un po' più fantasia nel perseguimento di criteri di rigore,equità e crescita.
Tale soluzione trova anche il sostegno di una diffusa platea di eminenti economisti che avrebbero auspicato una soluzione di questo tipo e sicuramente, a quei tempi, sarebbe potuta esser fatta su una base imponibile maggiore, visto il flusso di denaro che ogni giorno varca il confine italo-svizzero.Oppure, considerando il venir meno del patto fiscale con i contribuenti che hanno aderito allo scudo fiscale, perchè non pretendere, da questi, un contributo maggiore avvicinando così il prelievo a quello degli altri Paesi (oltre il 30%) che hanno adottato misure analoghe?
Magari, il plus ottenuto, sarebbe potuto essere utilizzato per varare misure di sviluppo. Tuttavia, ora che un po' tutte le testate giornalistiche hanno parlato della Sua manovra per oltre due mesi, spendendo fiumi di inchiostro, io e Lei possiamo tranquillamente confidarci che la Sua, non è affatto una manovra differente da quelle pensate dai suoi predecessori e che , con imbarazzante ritualità, hanno colpito i soliti noti: la classe disagiata e quella media del paese. E certo perchè, se con balzelli fiscali, Lei mi aumenta sempre le accise sui carburanti o altri beni di largo consumo, è evidente che l'erario potrà contare su una base imponibile ampia poiché caratterizzata dalla necessità che ha la massa di ricorrere comunque all'acquisto di taluni beni, oggetto dell'inasprimento fiscale. Ma è altrettanto vero che si finisce sempre per bussare alle casse dei soliti noti, già peraltro monotone, tanto per usare un espressione a Lei cara.
Così, a titolo di esempio non esaustivo - e qui veniamo all'equità - il carburante consumato da un pensionato per recarsi a fare una visita medica, mi sembra giusto che costi lo stesso prezzo del carburante utilizzato dal manager pubblico - che guadagna milioni di euro - per recarsi al suo posto di lavoro, e che talvolta, come tutti sappiamo, si traduce in un luogo ove vengono curati interessi personali e non della collettività. Per carità Presidente Monti, non vorrei sembrarLe populista con i miei ragionamenti e comprendo benissimo che il sentiero entro il quale si è mosso, era fin troppo stretto per permettersi soluzioni di meno impatto sui soliti noti. Tanto è vero che Le riconosco comunque il merito di aver varato una riforma delle pensioni epocale. Ma anche in questo caso, sarà pure un mio limite, mi sfugge qualcosa: se si allunga l'età di pensionamento delle persone che stanno in servizio, come si fa a liberare dei posti da assegnare ai giovani disoccupati che hanno raggiunto, anche in questo caso, livelli allarmanti? Certo, per Lei sarà senz'altro semplice rispondermi. Immagino che mi dirà che le sacche di disoccupazione giovanile, dovranno essere riassorbite avviando un percorso vigoroso di crescita economica, tale da creare occupazione. Ma anche in questo caso, - e qui veniamo alla crescita - a me pare che su questo fronte non sia stato fatto granché.
In realtà, le timide liberalizzazioni, peraltro pesantemente emendate in sede di conversione del decreto, non sembrano essere le grandi liberalizzazioni di cui l'Italia ha bisogno e che, almeno nella fantasia collettiva, un pò tutti si aspettavano. Queste appaiono deboli, non coraggiose, prive di vere logiche liberalizzatrici e soprattutto non del tutto contrapposte a quegli interessi corporativi da Lei stesso più volte denunciati. Per non parlare poi dei presunti stimoli introdotti dal Suo governo per favorire l'iniziativa imprenditoriale. Mi riferisco - Lei lo sa benissimo - alla nuova società a responsabilità limitata, con capitale sociale di 1 euro e destinata agli under 35. A tal proposito, tanto per chiarirsi un po' le idee, credo valga la pena offrirLe un mio modesto ragionamento. In primis, se un aspirante imprenditore, non ha la disponibilità di 2500,00 euro per costituire una società a responsabilità limitata, forse è meglio suggerirgli, sempre per il suo bene, di cambiare aspirazione e dirottare i sui interessi lavorativi e professionali alla ricerca di rapporti di lavoro subordinato, sempre ammesso che ci sia una richiesta di occupazione che comunque non c'è.
E poi, rimane sempre il fatto che l'età avanza, e anche i giovani imprenditori che hanno dato vita a questa nuova forma societaria, prima o poi, ce lo auguriamo, dovranno arrivare al compimento dei 35 anni e diverranno, da un giorno all'altro, vecchi per l'impresa da loro creata. In tal senso appaiono quantomeno singolari le soluzioni proposte dal decreto: essere esclusi dalla società (creata da se stessi), oppure trasformare la società in una società di persone o anche in una Srl ordinaria. Soluzioni che, sempre a parer di chi scrive, rispecchiano tutta la confusione esistente in questa Italia, incapace di ricercare ed esprimere soluzioni semplici ed organiche, neanche di fronte alla semplicità di spicciole problematiche. Mi chiedo - e per carità non lo prenda come un suggerimento; non mi permetterei mai- se non fosse stato più incentivante, per gli aspiranti imprenditori, eliminare l'obbligo del versamento degli acconti di imposta per i primi anni (vera spada di Damocle già dal secondo anno di attività); oppure, prevedere un'aliquota fiscale più agevolata e perché no, anche la certezza delle disciplina fiscale o addirittura favorire politiche di venture capital . Soluzioni queste, a parer mio, più incentivanti della nuova SRL. Ma so che sarebbe stato chiedere troppo e quindi ci accontentiamo anche della società con il capitale sociale di 1 euro. Anche se, mi pare di aver sentito da qualche parte, forse in un'altra vita, che uno dei problemi delle imprese italiane fosse la sottocapitalizzazione. Ma probabilmente , lo avrò sognato di notte, dopo aver fatto qualche stravizio a cena.
Detto ciò, caro Presidente Monti, con infinito rispetto, mi permetto di congedarLa dall'ulteriore lettura dei miei pensieri, che in fin dei conti rappresentano ben poca cosa, con l'augurio che il tempo acquistato dalla BCE, con le due operazioni di finanziamento a favore delle Banche, massima espressione del Suo concetto di equità, Le sia utile ad intervenire con più decisione, rigore e fantasia, sulle questioni note ormai a tutti e che sono all'origine del nostro disastro e delle generazioni future. In ultimo, concludo, nel confermarLe tutto il mio apprezzamento per l'impegno da Lei profuso, comprendendo benissimo che l'unica vera alternativa alla Sua persona e al Suo Governo, è il Fondo Monetario Internazionale. L'anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va. Buon lavoro.
Di Paolo Cardenà
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Governo Monti
martedì 21 febbraio 2012
Beni immobili del governo Monti
Dal sole24ore
Annamaria Cancellieri, ministro dell'Interno: 24 beni immobili tra appartamenti, abitazioni, magazzini, box, cantine, negozi, terreni agricoli di proprietá o comprioprietá dislocati tra Milano, Roma e Palazzolo Acreide (Siracusa)
Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico: un fabbricato a Parigi di 141 mq e un terreno di 3.220 mq a Casale Marittimo.
Francesco Profumo, ministro dell'Istruzione: dichiara di possedere sette fabbricati (tre appartamenti e 4 garage) di cui solo uno di proprietà, gli altri in comproprietà ad Albissola e Torino e Salina, oltre ad una casa a Savona
Giulio Terzi di Sant'Agata, ministro degli Esteri: possiede in comproprietà un appartamento a Roma e un altro a New York; una villa, un garage e alcuni terreni agricoli (tre ettari in totale) a Curno e Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo.
Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa: oltre alla casa di proprietà, abitazione principale, ha una casa di proprietà a Livorno di 130mq, al 50 per cento
Paola Severino, ministro della Giustizia: può contare a Roma di un appartamento ctg A3, mq 85 circa, proprietà 100% a disposizione; sempre a Roma di un appartamento ctg A2 mq 180 circa, proprietà 50% residenza anagrafica, con annessi cantina e due garage; a Cortina d'Ampezzo appartamento ctg A2 mq 150 circa, proprietà 100% a disposizione, con annessi cantina e garage, gravato da mutuo Unicredit
Piero Gnudi, ministro del Turismo: non ha beni immobili
Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica: proprietario della casa adibita ad abitazione principale e di quote in nuda proprietà in altre 4 abitazioni, più un terreno
Mario Catania, ministro delle Politiche Agricole: è proprietario dell'appartamento in cui vive a Roma (circa 120 mq) ed è proprietario inoltre del 50% di una abitazione monofamiliare nel comune di Manciano (Gr) di circa 120 metri quadrati
Dino Piero Giarda, ministro dei Rapporti con il Parlamento: 10 immobili oltre all'abitazione principale, un appartamento a Milano, con box, da 175 mq. Non mancano quote del 15% in tre baite e un pascolo (incolto e sterile) ad Alagna Valsesia ai piedi del Monte Rosa.
Andrea Ricciardi, ministro della Cooperazione internazionale: possiede un appartamento e un terreno a Trevi, in provincia di Perugia, e la nuda proprietà di un appartamento a Roma che è in usufrutto alla madre.
Corrado Clini, ministro dell'Ambiente: proprietario del 50% di un appartamento a Mirano (Venezia)
Renato Balduzzi, ministro della Salute : dichiara 11 immobili, in proprietà e comproprietà, ad
Alessandria, Molino dè Torti (Al), Avise (Ao) e Bordighera (Im): tra gli altri anche una cantina.
Annamaria Cancellieri, ministro dell'Interno: 24 beni immobili tra appartamenti, abitazioni, magazzini, box, cantine, negozi, terreni agricoli di proprietá o comprioprietá dislocati tra Milano, Roma e Palazzolo Acreide (Siracusa)
Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico: un fabbricato a Parigi di 141 mq e un terreno di 3.220 mq a Casale Marittimo.
Francesco Profumo, ministro dell'Istruzione: dichiara di possedere sette fabbricati (tre appartamenti e 4 garage) di cui solo uno di proprietà, gli altri in comproprietà ad Albissola e Torino e Salina, oltre ad una casa a Savona
Giulio Terzi di Sant'Agata, ministro degli Esteri: possiede in comproprietà un appartamento a Roma e un altro a New York; una villa, un garage e alcuni terreni agricoli (tre ettari in totale) a Curno e Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo.
Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa: oltre alla casa di proprietà, abitazione principale, ha una casa di proprietà a Livorno di 130mq, al 50 per cento
Paola Severino, ministro della Giustizia: può contare a Roma di un appartamento ctg A3, mq 85 circa, proprietà 100% a disposizione; sempre a Roma di un appartamento ctg A2 mq 180 circa, proprietà 50% residenza anagrafica, con annessi cantina e due garage; a Cortina d'Ampezzo appartamento ctg A2 mq 150 circa, proprietà 100% a disposizione, con annessi cantina e garage, gravato da mutuo Unicredit
Piero Gnudi, ministro del Turismo: non ha beni immobili
Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica: proprietario della casa adibita ad abitazione principale e di quote in nuda proprietà in altre 4 abitazioni, più un terreno
Mario Catania, ministro delle Politiche Agricole: è proprietario dell'appartamento in cui vive a Roma (circa 120 mq) ed è proprietario inoltre del 50% di una abitazione monofamiliare nel comune di Manciano (Gr) di circa 120 metri quadrati
Dino Piero Giarda, ministro dei Rapporti con il Parlamento: 10 immobili oltre all'abitazione principale, un appartamento a Milano, con box, da 175 mq. Non mancano quote del 15% in tre baite e un pascolo (incolto e sterile) ad Alagna Valsesia ai piedi del Monte Rosa.
Andrea Ricciardi, ministro della Cooperazione internazionale: possiede un appartamento e un terreno a Trevi, in provincia di Perugia, e la nuda proprietà di un appartamento a Roma che è in usufrutto alla madre.
Corrado Clini, ministro dell'Ambiente: proprietario del 50% di un appartamento a Mirano (Venezia)
Renato Balduzzi, ministro della Salute : dichiara 11 immobili, in proprietà e comproprietà, ad
Alessandria, Molino dè Torti (Al), Avise (Ao) e Bordighera (Im): tra gli altri anche una cantina.
Sbrigati Ministro il ritardo Costa | Greenpeace Italia
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mercoledì 8 febbraio 2012
MONTI VERSA 2,5 MILIARDI NELLE CASSE DELLA MORGAN STANLEY NEL SILENZIO PIU ASSOLUTO
Nel silenzio piu assoluto, il governo Monti nel giorno dell'Epifania ha deciso di fare un regalo alla Morgan Stanley: 2 miliardi e 567 milioni di euro sono stati dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca di New York. Il tutto è avvenuto il 3 gennaio scorso, un mese fa, all'insaputa degli organi di informazione italiani, così attenti ai bunga bunga o ai party del premier uscente ma evidentemente poco propensi a occuparsi dell'attuale governo in carica.Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley ad aver comunicato che l'esposizione verso l'Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari: una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi di euro, circa il 10% della manovra "salva-Italia" varata dall'esecutivo Monti.
La somma è stata utilizzata in modo del tutto legittimo per estinguere un'operazione in derivati finanziari, anche se non è chiara la ragione per cui la Morgan Stanley abbia richiesto la "chiusura della posizione", opzione prevista dopo un certo numero di anni da quasi tutti i contratti sui derivati ma raramente applicata: il motivo più verosimile potrebbe essere il declassamento deciso dall'agenzia di rating Standard & Poor's
Ma finché nessuna delle due parti fornirà spiegazioni, si potrà rimanere solo nell'ambito delle ipotesi.
La banca Yankee si è limitata ad annunciare trionfalmente il recupero della somma, il governo italiano non ha fornito alcuna spiegazione e i media non hanno indagato né chiesto di dar conto ad un operazione che data l'ingente somma in ballo e il momento che ne fa da cornice, visti i sacrifici fatti da milioni di Italiani per risollevare il paese da una crisi gravissima causata dal debito sovrano, una parola sarebbe stata doverosa , una parola sul perché in Italia come in nessun altro paese del mediterrano forse non in tutta Europa ci sia una tale esposizione in derivati, a quale scopo con quali obbiettivi con che mezzi e con che tipo di gestione delle operazioni da parte del Tesoro, né sul motivo per il quale tra tanti creditori si sia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.
Ovviamente il Governo non è tenuto a spiegare perché abbia optato per il silenzio e la segretezza assoluta anziché ammettere che, mentre venivano stangati i pensionati e non solo, lo Stato provvedeva a rimborsare 2 miliardi e mezzo alla investment bank.
Non è per polemica ma per dire che nel momento in cui lo Stato non ha piu la capacita di autofinanziare il suo debito e ricorre a chiedere l'elemosina al proprio popolo votante, i contribuenti acquisiscono il diritto di sapere il perche di gestioni senza logica del patrimonio pubblico dei propri soldi.
Ovviamente non sarebbe stato il massimo dal punto di vista dell'immagine e della popolarità, ma in fondo è stato lo stesso "Full Monti", ribattezzato così proprio dalla Morgan Stanley al momento della sua nomina a premier, a dichiarare di non dover soddisfare alcun elettore, in quanto non eletto. E allore perché tace? Ha paura dell'impopolarità? Evidentemente vi e una sorta di contagio politico dove il potere offusca la ratio.
E ancora piu importante dov'é il vero organo garante , che dovrebbe far venire fuori la veita ? Dove sono i giornalisti che ponevano le dieci domande a Berlusconi o pubblicavano le intercettazioni telefoniche? Esiste ancora qualcuno interessato ad indagare sull'operato del governo?
Diamo un merito all'Espresso, l'unico organo di informazione italiano a parlarne: un articolo a firma di Orazio Carabini esprime pure un certo disappunto per il fatto che né Morgan Stanley né il Tesoro abbiano voluto fornire spiegazioni al settimanale.
(estratto da:lindipendenza.com)
La pericolosita degli strumenti derivati e direttamente proporzionale all'idiozia delle persone che ne fanno uso…Mi piacerebbe sapere chi e quando ha avuto la bella pensata mettere in piedi questa, e magari altre operazioni che i pensionati sono stati chiamati a rimborsare! Come operazioni finanziarie di Comuni Italiani compiute sotto l'opera di piazzisti ma con la controparte di politici incapaci di comprendere la pericolosita di tali strumenti…finendo solo con aumentare l'indebitamento comunale a livelli critici!
Ricordando che è di recente introduzione in Argentina l'equiparazione a crimini umanitari azioni di finanza scellerata come queste di cui sopra!!!
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